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Open Innovation: guide e best practice

Articoli pratici su innovation management, processo Stage-Gate e come le aziende italiane gestiscono l'innovazione.

Food delivery: la responsabilità è solo nostra?
Delivery & AsportoBrainroomS·5 min lettura·19 mag 2026

Food delivery: la responsabilità è solo nostra?

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Un rider consegna una poke bowl a 34°C in piena estate. Il tragitto dura 47 minuti. Il cliente la mangia, si sente male. Chi paga? Ho visto questa scena — o qualcosa di molto simile — più volte negli ultimi anni. E ogni volta la risposta che circola nel settore è la stessa: dipende. Dipende dal contratto. Dipende da chi ha impostato la borsa termica. Dipende da quanto tempo il cibo è rimasto sul bancone prima che arrivasse il rider. Questa ambiguità mi preoccupa. Non da un punto di vista legale — per quello ci sono gli avvocati — ma da un punto di vista operativo, concreto, quotidiano. La catena del freddo si rompe sempre nello stesso punto Il Regolamento CE 852/2004 è chiaro: il responsabile della sicurezza alimentare è l'operatore del settore. Punto. Ovvero, noi. Il ristorante. Le piattaforme di delivery si posizionano come intermediari tecnologici. Non toccano il cibo. Non gestiscono la logistica termica. Non formano i rider sulla corretta conservazione durante il trasporto. Quindi quando la catena del freddo si rompe — e si rompe, sistematicamente — il problema ricade su chi ha preparato il piatto. Ho parlato con diversi colleghi che fanno grandi volumi su Glovo o Deliveroo. La maggior parte non ha mai misurato la temperatura reale all'interno delle borse dei rider durante una consegna estiva. Nessuno glielo ha mai chiesto di farlo. Quello che facciamo noi non basta, da soli Nel mio locale abbiamo adottato alcune pratiche che reputo minime: Packaging isotermico dedicato per le categorie a rischio (pesce crudo, carni, prodotti lattiero-caseari) Limite di consegna a 3 km — oltre quella distanza rifiutiamo l'ordine Finestre temporali ridotte nelle ore più calde Etichette con orario di uscita dalla cucina, visibili al rider Funziona? Parzialmente. Perché il rider prende comunque tre ordini in contemporanea. Perché la borsa termica non è sempre quella giusta. Perché il cliente abita al quarto piano senza ascensore. Il problema non è la nostra buona volontà. Il problema è che stiamo colmando un vuoto normativo con soluzioni artigianali. La domanda che nessuno vuole fare alle piattaforme In altri paesi europei — Francia e Germania in testa — le autorità sanitarie stanno iniziando a coinvolgere le piattaforme nei controlli HACCP. Non come responsabili primari, ma come attori della filiera. In Italia siamo fermi. Le ASL controllano i ristoranti. Le piattaforme restano fuori dal perimetro. Nel frattempo, il delivery vale circa 1,5 miliardi di euro l'anno nel nostro paese e continua a crescere. Con volumi così, l'approccio "ci pensa il ristorante" non regge più. La sicurezza alimentare nel delivery non è un problema tecnico. È un problema di sistema. E finché il sistema non decide chi fa cosa, siamo noi — i ristoratori — a tenere in mano una responsabilità che non possiamo gestire da soli. Voi come vi siete organizzati? E soprattutto: avete mai provato a sollevare il tema con le piattaforme?

Menù Engineering: come ottimizzare il menù del ristorante
Marketing Ristorante5 min lettura

Menù Engineering: come ottimizzare il menù del ristorante

Menù Engineering: come ottimizzare il menù del ristorante e aumentare i profitti Hai mai calcolato quanto ti costa tenere in carta un piatto che vendi 3 volte a settimana con un margine del 18%? Il menù engineering non è teoria da libro universitario: è lo strumento più concreto che hai per smettere di lavorare gratis e iniziare a guadagnare davvero su ogni coperto. Nei prossimi paragrafi ti spiego come applicarlo nel tuo ristorante, con numeri reali e zero fronzoli. Cos'è il menù engineering e perché cambia i tuoi margini Il menù engineering è un'analisi strategica che incrocia due variabili per ogni piatto: la popolarità (quante volte viene ordinato) e il margine di contribuzione (quanto guadagni ogni volta che lo vendi). Incrociando questi due dati ottieni una mappa chiara di cosa tenere, cosa togliere e cosa valorizzare. Nato negli anni '80 grazie agli studi di Michael Kasavana e Donald Smith, oggi è uno strumento accessibile a qualsiasi ristoratore, anche senza software costosi. Ti basta il tuo registro vendite e un foglio Excel — o un tool come RistoDocs, che ti aiuta a strutturare l'analisi in pochi minuti. I 4 quadranti: come classificare ogni piatto e decidere cosa fare Il primo passo è suddividere tutti i piatti del tuo menù in quattro categorie. Prendile sul serio: da qui dipende ogni decisione successiva. ⭐ Star — Alta popolarità, alto margine Sono i tuoi campioni. Vendono tanto e guadagnano tanto. Esempi classici: la tagliata, le tagliatelle al ragù della nonna, la pizza margherita premium. Non toccarli. Valorizzali con posizionamento visivo, descrizioni curate, formazione del personale sala. Se hai una Star, il tuo cameriere deve saperla vendere anche a chi non l'ha ancora ordinata. 🐄 Plow Horse — Alta popolarità, basso margine Vendono tantissimo ma ti lasciano poco in tasca. Il rischio è che occupino cucina e materie prime senza ritorni adeguati. La mossa giusta? Alzare leggermente il prezzo — anche solo 1-1,50€ fanno la differenza su 80 coperti — oppure ridurre la porzione mantenendo la presentazione. Attenzione: non eliminarli, perché attraggono clienti. ❓ Puzzle — Bassa popolarità, alto margine Guadagnano bene, ma nessuno li ordina. Il problema ha quasi sempre una causa precisa: un nome poco evocativo, una posizione sbagliata nel menù, oppure personale di sala che non li conosce abbastanza da raccomandarli. Prova a rinominare il piatto, spostarlo in una posizione più visibile e inserirlo nelle raccomandazioni del giorno. Spesso basta questo. 🐕 Dog — Bassa popolarità, basso margine Non vendono e non guadagnano. Toglili dal menù senza rimpianti. Ogni Dog che mantieni in carta occupa spazio cognitivo al cliente, crea confusione e probabilmente genera sprechi in cucina. Un menù con 28 voci ben selezionate performa meglio di uno con 50 piatti casuali. Come calcolare il margine di contribuzione piatto per piatto Il margine di contribuzione non è il prezzo di vendita meno il food cost. È più preciso: Margine di contribuzione = Prezzo di vendita (IVA esclusa) – Costo delle materie prime Tre esempi concreti per capire come funziona nella pratica: Spaghetti alle vongole: prezzo di vendita 16€, costo materie prime 4,80€ → margine 11,20€ Bistecca alla fiorentina: prezzo di vendita 38€, costo materie prime 18€ → margine 20€ Tiramisù della casa: prezzo di vendita 7€, costo materie prime 1,20€ → margine 5,80€ Per determinare se un piatto ha un margine "alto" o "basso", calcola il margine medio di tutto il menù e usa quello come soglia. Chi sta sopra è in fascia alta, chi sta sotto è in fascia bassa. Come misurare la popolarità con un numero preciso La popolarità si misura in mix percentuale : quante volte un piatto viene ordinato rispetto al totale degli ordini della sua categoria. Formula: (Ordini del piatto ÷ Totale ordini categoria) × 100 Un piatto è "popolare" se supera il 70% della quota attesa . Se hai 10 secondi piatti, la quota attesa è il 10% degli ordini di secondi. Il 70% di quella quota è il 7%. Ogni piatto che supera il 7% degli ordini di secondo è da considerarsi popolare. Questa analisi va fatta almeno una volta a trimestre. Non solo a fine anno. Posizionamento visivo: dove metti un piatto conta quanto il prezzo Il menù non è una lista della spesa. È uno strumento di vendita. Ecco le regole che funzionano: Angolo in alto a destra: è la prima zona che l'occhio raggiunge. Metti qui una Star o un Puzzle da promuovere. Mai mettere il simbolo €: studi di neuromarketing dimostrano che il simbolo della valuta attiva il "dolore del pagamento". Scrivi solo il numero. Evita le colonne di prezzi allineati a destra: il cliente confronta i prezzi invece di leggere i piatti. Posiziona i prezzi subito dopo la descrizione, in corpo minore. Descrizioni che vendono: "Cacio e pepe" vende meno di "Cacio e pepe con Pecorino Romano DOP, pepe nero macinato al momento". Il secondo fa immaginare il sapore. Menù corto: ricerche su migliaia di ristoranti indicano che il numero ottimale di piatti per categoria è 7. Oltre, il cliente va in stallo e ordina sempre le stesse cose. Come alzare i prezzi senza perdere clienti Se hai identificato i tuoi Plow Horse e vuoi alzare i prezzi, fallo in modo chirurgico. Aumenti piccoli e frequenti — da 0,50 a 1,50€ — sono molto meno percepiti rispetto ad aumenti grandi e rari. Il

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BrainroomS
18 mag 2026

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